“Imbarassanti”. 1-1 contro l’US Marco in amichevole

E’ probabile che Eupalla, divinità immaginaria che protegge e ispira il gioco del calcio, ieri sera abbia deciso di lasciare momentaneamente Rovereto per andare a farsi un drink. Gianni Brera, giornalista e scrittore italiano, inventore di questo termine, la definì in due modi: “la dea che presiede alle vicende del calcio ma soprattutto, del bel gioco” e “divinità benevola che assiste pazientemente alle goffe scarponerie dei bipedi“. Chi ieri sera ha assistito alla partita dei bianconeri al Quercia avrà sicuramente compreso come Eupalla, appunto, abbia preferito un Mojito ai giocatori bianconeri. 1-1 il risultato finale contro l’ottimo Marco nell’ultima amichevole estiva prima della Coppa. Un pareggio che sa di sconfitta per le zebrette. Un pareggio che per come è maturato lascia Savitr (ricordo, “colui che incita”), “911” Paolino Eccher e “l’uomo che sussurrava ai cavalli” Togni visibilmente amareggiati. Non è cosa facile commentare il match. No davvero. Cerco una scappatoia per spiegare bene il concetto. Nel luglio del 1966, ai campionati mondiali, l’Italia di Edmondo Fabbri venne clamorosamente eliminata dalla Corea del Nord dopo il goal di Pak Doo Ik, nella vita calciatore e dentista. Alcuni giorni dopo, presso l’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, i tifosi inferociti decisero di assalire la squadra con pomodori e uova marce. Tutti, nessuno escluso, furono costretti a fare i conti con la rabbia dei supporters. Mi viene un pò da ridere. Mentre scrivo mi appare un’immagine che proviene dalle gradinate del Quercia: un ometto piccolo, sui 55, laccio al collo e cassetta della frutta-verdura appoggiata sulla pancia: al posto del solito “acquaaa minerale, fanta cocaaaa” urlato nei grandi stadi, l’ometto grida “pomodooori freschi, uovaaa, pescheeee!” quasi a preparare i tifosi a quel che sarà. E poi via, dopo la doccia, al cancello, tutti noi con gesto di grande umiltà ci prostriamo al tifoso per accogliere a braccia aperte un qualsiasi tiro di uova-pesche-pomodori. Certo, non siamo la nazionale. Certo non siamo stati eliminati dai mondiali. Certo, non abbiamo perso. Ma la magra figura di ieri sera resta e con essa dobbiamo fare i conti, anche se amari e ripartire. Se avessimo la possibilità di chiedere al defunto Brera di commentarci il match di ieri, ci avrebbe sicuramente risposto così, come allora, ai mondiali inglesi: “La difesa sballata, il centrocampo endemicamente fioco, l’attacco scomposto di gente molto sollecitata a impaurirsi. E dove credevamo di andare?“. E noi avremmo risposto alla maniera del Sergente istruttore in Forrest Gump: “Maledizione Brera! Sei un maledetto genio, è la risposta più azzeccata che abbiamo sentito, devi avere un maledetto quoziente intellettivo di 160, sei maledettamente dotato, giornalista Brera!” Niente drammi, lo diceva anche The Crow: “Non può piovere per sempre“.

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La foto twittata ieri sera da Eupalla sul suo profilo #mischiaffoundrinkmentreibianconeriselapiglianoinquelposto

Al fischio d’inizio le persone sugli spalti sono parecchie per un’amichevole. Si intravedono alcuni allenatori interessati a segnare sui taccuini notizie e tattiche avversarie. Si nota in borghese l’amico Fontanelli senior, fratello del nostro “Genzianè” inviato dal mister del Trambileno Felice Sorrentino ad appuntare i movimenti dei giocatori dell’US Marco, prossimi avversari dei neroverdi domenica in coppa. Temperatura fresca. Nuvole all’orizzonte. Per le zebrette sono fermi ai box “Il giocatore più forte di Cà Bianca” Ponticelli, “L’archittetto di Dio” Festi, “Mi som l’agricolo, som l’agricolo” Tomasi, “Lonely Planet” Ignaccolo e “Gunter Euringen” Pinter (Per chi non lo sapesse Euringen è il bambino, ormai cresciuto, che ha invogliato per 37 anni i bambini di mezza Europa a mangiare barrette di Kinder Cioccolato). Scendono in campo: Chiodini, Agatiello, Grigoletti, Manica, Zandonai, Giovanella, Pedrai, Tranquillini, Raffaelli, Fontanelli, Marinaro. Dall’altra parte l’US Marco. Squadra giovane e ben affiatata che con l’innesto di Gasperotti e la riconferma di Amadori potrà sicuramente dire la sua nel campionato di prima categoria. In panchina siede mister Alessio Ferrari da Lizzana. Sottolineo, da Lizzana. A Marco. Testimonianza, forse, di un campanilismo che ha deciso di sventolare bandiera bianca in nome dello sport e dell’amicizia. Bravo Ferro. Hai creato un precedente unico nella storia! Fin dalle prime battute la partita mostra un Marco agguerrito e caparbio e un Rovereto disordinato, lento e con poche idee. “Savitr” e “911” in panchina risultano turbati, irrequieti. I passaggi sbagliati si contano a centinaia. “Licia Colò” Nebbia Manica a fine partita salirà sul banco degli imputati come indagato principale. Un indagato, però, capace nel secondo tempo di sopperire ai precedenti errori con una prestazione tutta arrosto e niente fumo. Sulle fasce le zebrette non incidono. “L’uomo del Sud trapiantato al Nord” Agatiello e “Il cavaliere del Santo Graal” Grigoletti non spingono abbastanza e spesso vengono sovrastati dalle ripartenze avversarie. “L’immensità che diventa regola” Zandonai è l’unico a distinguersi. Voglio dire, parliamo di uno che nel ’44 ha visto gli americani sbarcare in Normandia, di uno che alla conferenza di Yalta nel ’45, quando si decise il destino dell’Europa post-seconda guerra mondiale, era seduto in prima fila. Di uno che, nel 1969, ha navigato il Delta del Mekong alla ricerca di Vietcong, nome in codice “Charlie”. Non uno qualunque, insomma. In mezzo al campo “Le jardinier” Pedrai e Giovanella non riescono a imporre gioco e ad essere incisivi. Sopra la metà campo, “I quattro cavalieri dell’apocalisse” non riescono mai a trovare lo spunto giusto per ferire la difesa avversaria. “Parola di Yahweh” Raffaelli, “Genzianè” Fontanelli, “Bomber della Busa” Marinaro, “Surface to Air Missile” Tranquillini, nessuno, ma proprio nessuno si salverà, alla fine, dall’impassebianconera. Il Marco è più propositivo e verso la seconda metà del primo tempo riesce a trovare il meritato goal dopo un’indecisione del “Cavaliere del Santo Graal”. 1-0 per il rossoneri di mister Ferrari da Lizzana. Nella seconda frazione di gioco il Rovereto cambia: entrano “La elegancia de Colombia” Bocanegra in difesa, “Il Comico (Sai che risate)” Salvetti a centrocampo, “Bomber di Castellano” Dacroce, “Justin Bever” Manica e “Freestyler” Campolongo in avanti. La situazione migliora. Il Marco è più stanco e il Rovereto prova in tutti i modi a imporre gioco per agguantare l’1-0 e per poi provare a vincere il match. L’atteso 1-1 a metà del secondo tempo porta la firma di “Bomber di Castellano” abile a sfruttare una buona azione di “Justin Bever” e caparbio nel depositare la palla in rete. Negli ultimi 15 minuti di orologio le zebrette proveranno a sferrare il colpo letale ma senza mai riuscire a impensierire più di tanto la difesa ospite. Al 90′ l’arbitro Tomasini decreta la fine del match. Musi lunghi, qualche screzio. Un pallone perso, che per una squadra autogestita è come per me perdere la tesserà del Planet Pizza arrivato a 9 pizze (la decima è gratis). Al bar analisi degli errori, ripensamenti e sorrisi tirati. Tutti consapevoli di aver gettato una buona occasione a pochi giorni dalla coppa. Tutti sanno che qualcosa non è andato. Tutti sanno che qualcosa in più lo avrebbero potuto dare. Niente drammi, lo ripetiamo. Ci siamo. Vogliamo fare bene. Ripartiamo da qui, dalle cose meno positive. Quello che disse Brera resterà nella storia e nell’ironia dell’articolo. Da oggi testa bassa e “umiltè” come insegna Arrigo Sacchi. Dopotutto, l’aforisma “Quando perdi, non perdere la lezione” non l’ho inventato certo io, ma un saggio di nome Dalai Lama. Forza Rovereto. Sempre. E oggi più di ieri.

Ps: Complimenti a Mister Ferrari e a tutto l’Us Marco per l’ottima partita disputata al Quercia e in bocca al lupo per il campionato. Grazie ancora a Tomasini per l’impeccabile arbitraggio. Grazie a “Mi som l’agricolo, som l’agricolo” per aver, ancora una volta, evitato di sfoggiare le scarpe più brutte del mondo, definite dal grande stilista giapponese Yohji Yamamoto “il più grande obbrobrio della storia delle scarpe da calcio“.