Archivio dell'autore: Marco Giovanella

Us Rovereto in rimonta: 2-1 con la Vipo Trento

La storia che leggerete in seguito é pura invenzione del redattore. Solo la cronaca della partita é reale.

Rovereto, stadio Quercia. La narrazione questa volta sarà diversa dal solito. Usciamo dal solito schema, che ci piace tanto utilizzare, di una scrittura fatta dai giocatori, di una partita narrata da chi in campo soffre, lotta, spera. Proveremo a raccontare la partita dagli occhi di un tifoso. Non un tifoso qualunque. Uno speciale, per tanti motivi. Esco di casa, questa mattina presto, e nella bussola delle lettere trovo una busta chiusa che riporta la scritta: “Bravi ragazzi, è stata un’emozione indimenticabile. Forza zebrette”. La calligrafia è tremolante, ma leggibile. Azzardo un’età, ma la tengo per me. Mi siedo alla scrivania e strappo lateralmente la busta per estrarne il contenuto. Una missiva datata 4 ottobre 2015, ore 20.24. La leggo tutta d’un fiato. E’ romanzata, come piace a me. Vi sono dettagli, particolari, emozioni. Capisco subito.

“Cari ragazzi, questa mattina, al risveglio, il mio pensiero è andato a voi e alla vostra partita del pomeriggio. Anche oggi, come ogni partita in casa, io sarò sugli spalti, seduto al solito posto. Se potessi verrei anche in trasferta per vedervi giocare. Scavalcherei monti, affronterei chilometri per starvi accanto. Purtroppo non posso, il fisico non lo permette più. La vita mi ha dato uno schiaffo tempo fa. Non importa, ci sono comunque. E ci sono sempre col pensiero. La giornata uggiosa per un attimo mi ha fatto pensare che non avrei potuto assistere alla vostra gara con la Vipo Trento. Ho sentito che la squadra dell’ex Jimmi Lazzeri è messa bene in classifica. Ho sentito anche che però voi vi state riprendendo, siete più convinti, più aggressivi. Insomma, l’atteggiamento è cambiato e con voi anche i risultati. Sono fiducioso. Di natura, sono fiducioso sempre. Sarà che la vita mi ha insegnato ad esserlo. Sarà che ho vissuto in un posto lontano, sono cresciuto in un posto lontano, dove ho imparato ad apprezzare le piccole cose e ad amare quello che la vita mi dona, tenendomi stretto sempre tutto. Ieri, sapete, ho trascorso tutta la partita con accanto una persona che queste cose le conosce. Anche lui, amico di terre lontane. E’ stato bello gioire insieme. Dicevo, ho smesso di temere perché poco prima della gara un sole battente ha deciso di sorridere, di sorridermi. Sono pronto. Andiamo. Arrivo e mi siedo. L’ho già detto, solito posto. Vi guardo, vedo impegno nel riscaldamento. Rabbia, decisione. Lo so, volete vincere. Io, invece, voglio vedervi vincere. Al via sono emozionato, come ogni volta. Vi guardo, attento. Sembrate partiti con il freno a mano tirato. La Vipo pare più dinamica nei minuti iniziali, più convinta. I minuti passano e le mie sensazioni cambiano. Bellissima l’azione che ha portato al rigore: se non ricordo male, Mimmo dalla fascia destra ha trovato Manuel sulla trequarti. Manuel si è girato, ha saltato un avversario, ha fatto filtrare una palla stupenda per Michele che ha tentato di superare Fontana che lo ha travolto. Calcio di Rigore. Sul dischetto va Juri. Parato. Non c’è problema, andate avanti. Io sono con voi. Succede poco altro, nel primo tempo. Nel secondo tempo inizia a piovere forte, molto forte. Il Quercia sembra una piscina! Siete convinti, lo capisco. Ci credo. Ci credo ancora di più quando andate sotto di un goal, dopo il rigore segnato da Pontalti. Vi guardo spingere, accelerare, provarci con qualche tiro da fuori, qualche cross, qualche giocata importante. Fischio dell’arbitro. Calcio di rigore per voi, per noi. Sul dischetto questa volta ci va Paolino: goal. L’emozione è forte. Sapete, io non posso esprimerla come tutti. Esce in maniera differente ma la sento, la esprimo a modo mio. Le mani si stringono alle gambe. Potete farcela. Vorrei alzarmi, incitarvi, spronarvi a dare sempre di più. Aiutarvi a non mollare mai perché ce la potete fare. Ad ogni vostra azione sento il cuore battere più forte. Tutti intorno a me urlano, vi spingono in rete. Io lo penso e per me ha lo stesso valore. Al 90° una giostra di emozioni: Marco va, scaraventa una palla in mezzo all’area e Lorenzo spedisce la palla nell’angolo basso alla destra del portiere. 2-1 ragazzi. Che bello vedervi gioire in mezzo al campo. Si vede che quell’esultanza non è solo conseguenza di un goal. E’ conseguenza di un duro lavoro, di un progetto, di dedizione e di amicizia, quella vera. Vi vedo scivolare sul campo bagnato e vi seguo in trepidazione fino al fischio finale. Sorrido leggermente. L’emozione è tanta. Sono i miei occhi a parlare, sono le lacrime a raccontarvi che anch’io sono con voi, che ho vissuto ogni istante intensamente, anche se in modo diverso. Sono le lacrime che vi raccontano chi sono. Bravi ragazzi, avete dimostrato carattere. Ve lo meritate. Lascio lo stadio e torno a casa. Dentro di me una girandola di emozioni, di sensazioni positive. Non ve le posso raccontare a voce. Non più. Ma posso scrivere, devo scrivervi quello che ho provato. Le mie righe sono indirizzate a tutti voi che con la voglia di lottare siete riusciti a rimettere in piedi un risultato apparentemente negativo.
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Dedico a voi la mia lettera, a voi che mi avete fatto emozionare. Lo so, è solo una partita di calcio, una tra tante direbbero in tanti. Per me no. Ieri, nell’aria, c’è stato qualcosa di più importante, ve lo ha detto anche uno stupendo arcobaleno che ha fatto da cornice per molto tempo alla vostra partita. Continuate così. Ci vediamo alla prossima partita. Io sarò sempre seduto al solito posto”.

Un punto di vista diverso. Un punto di vista speciale. Grazie

Forza Rovereto, sempre.

Rovereto – Nago 0-1: bianconeri ancora sconfitti al Quercia

Novità! Questa settimana il consueto articolo sulla partita del Rovereto porta le firma del “Cavaliere del Santo Graal” Grigoletti e della sua dolce metà Laura Brugnara. Grazie Davide e Laura per il vostro importante contributo. Buona lettura. Forza Rovereto. Sempre. 

Che succede ragazzi? Dov’è finito il Rovereto?” Questo si pensava alla conclusione della partita tra Rovereto e Nago.  Le zebrette sono state beffate  da un Nago primo in classifica che, nonostante la sua posizione, non ha espresso un gioco da squadra fuoriclasse.  Molta grinta, molti muscoli, molte botte ma con delle giocate tutt’altro che entusiasmanti. Dall’altra parte si è visto un Rovereto che comunque a sprazzi ha voluto combattere contro questo periodo nero, cercando di cambiare rotta con le unghie e con i denti ma che purtroppo, forse, anche per colpa della cattiva sorte , non è riuscito a portare a casa il risultato. Infatti già dall’inizio si nota un diverso approccio dalla squadra roveretana che tenta subito di prendere in mano la partita con un tiro di Tranquillini che, ahimè, finisce a lato. Però il calcio è strano!! Quando sembrava che la partita potesse incanalarsi bene per le zebrette, il Nago passa in vantaggio. Da una punizione defilata Gobbi improvvisa un cross che si trasforma in un tiro che sorprende il vichingo portiere roveretano.  Ecco nuovamente quel fantasma di sconfitta che aleggia sopra i giocatori del Rovereto ma la squadra non si intimorisce tentando più volte di salvare la partita. La stessa idea pervade le menti dei gardesani che cercano il raddoppio con  Santuliana al 37’ ma il pallonetto finisce sopra la traversa. Si conclude così un primo tempo che vede il Rovereto in svantaggio.  Mister “Manica” nelle vesti di Massimo Decimo, con la famosa frase “ Al mio segnale,  scatenate l’ inferno” sprona i ragazzi e li stimola a ritrovare quello spirito di rivincita, mostrando a tutti che quel rovereto che ci faceva sognare è ancora lì nel cuore di ogni giocatore. Il Rovereto torna sul campo di battaglia più agguerrito e sferra il primo attacco con Tranquillini: un tiro fuori area che però viene respinto dagli avversari; il secondo con Justin Bever Manica con un cross che non viene sfruttato a dovere dall’attacco roveretano. Al 21’ il neo entrato Campolongo serve in area Dacroce ma per l’ ennesima volta la dea bendata volta le spalle al rovereto scegliendo  il Nago: un difensore gardesano, con un intervento alla Bruce Harper nelle sue solite catastrofiche partite, riesce miracolosamente a fermare l’attaccante roveretano (per chi non conoscesse Bruce Harper, si tratta di un personaggio della saga di Holly e Benji, tanto bravo e simpatico quanto inopportuno con l scarpette da calcio ai piedi).

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La partita non finisce qui. Ottima occasione per il Rovereto con il solito Tranquillini che su punizione tenta il gol ma che purtroppo va a colpire il palo interno della porta di Gobber. Questa partita, che ricorda tanto la sconfitta dei greci alle Termopoli contro l’ impero persiano, si rivela comunque una sconfitta gloriosa perché abbiamo visto un rovereto molto più motivato rispetto alle precedenti partite. Come vi siete  accorti non è il solito Marco Giovanella a scrivere. Per questa settimana è stato cambiato lo scrittore, un ragazzo più  giovane ma non così erudito (Forse le uniche cose che ha  letto sono i messaggi stile papiro della sua ragazza). Chiudo in bellezza citando  i grandi 883 con la canzone  La dura legge del gol, “ma cosa importa chi vincerà perché in fondo lo squadrone siamo noi lo squadrone siamo noi “. Forza Rovereto, forza DC!

Castelsangiorgio – Rovereto: 2-1

Seconda sconfitta consecutiva per gli uomini di Savitr contro il Castelsangiorgio, ormai bestia nera delle zebrette. Dopo la débâcle con la Ravinense domenica scorsa i bianconeri scendono in campo con forti motivazioni di riscatto. Il campo è in buone condizioni. Pubblico numeroso. Clima mite, perfetto per giocare. Il Rovereto si presenta in campo con Chiodini in porta, da destra a sinistra Agatiello, Ponticelli, Zandonai e Festi. A centrocampo operano Giovanella e Pedrai. L’attacco invece è affidato a Mirko Manica, Dacroce, Tranquillini e Marinaro. Nomi roboanti. Parte bene il Rovereto. Nei primi 10 minuti di gara impone il suo gioco e fa girare palla in maniera egregia. La spinta bianconera viene premiata al ’10 quando Marinaro si incunea nell’area avversaria, salta un avversario e viene steso da Albertone Cozzi.

Castelsangiorgio Rovereto

Calcio di rigore. Momento di gioia. Momento di paura. “Il giocatore più forte di Cà Bianca” si lancia in uno scatto fulmineo per prendere la palla e presentarsi dagli 11 metri, ma è più lesto di lui “Bomber di Castellano” Dacroce che s’incarica della battuta. Rincorsa breve, palla strozzata sul palo alla destra di Capelli, parata, respinta, “Bomber della Busa” Marinaro si avventa come un Falco Peregrinus sulla preda (il pallone) e a pochissimi centimetri dalla riga spedisce la palla a lato del palo. Caspita. Dacroce sembra Baggio dopo il rigore sbagliato con il Brasile a USA ’94. Sguardo in aria. Poi a terra. Incredulo. Marinaro riprende posizione. Ripartiamo. Non fa nulla. Tac. Come non detto: nel 1997 Max Pezzali in una strofa de “La dura legge del goal” cantava “Loro stanno chiusi ma alla prima opportunità salgon subito e la buttan dentro a noi la buttan dentro a noi”. Ponticelli al minuto 13 stende in area Trainotti. Rigore per il CSG. Trainotti s’incarica della battuta. Goal. 1-0 per loro. I giocatori bianconeri per un attimo si fermano. Si guardano. L’ultima volta che ho visto facce così abbacchiate è rinunciatarie è stato in Beautiful, quando Taylor ha saputo per l’ennesima volta che Ridge e Brooke si erano sposati. Dal rigore in poi il Rovereto perde la testa. Il gioco inizia a latitare e le occasioni anche. Il CSG è vivo e vegeto. Finisce il primo tempo, tutti negli spogliatoi. Nella ripresa le zebrette entrano in campo decise a ribaltare il risultato negativo. Tac, n’altra volta. Errore difensivo delle zebrette, palla a Cerami, bomba da fuori. “Everwood” Chiodini battuto. Morale sotto i piedi. Savitr cambia qualcosa. Entrano in successione Campolongo, Raffaelli e Bocanegra per Dacroce, Pedrai e Agatiello. Mini reazione del Rovereto che al ’15 accorcia le distanze con “Bomber della busa”: corner di Campolongo, colpo di testa di Marinaro, palla che sbatte contro la traversa, riga, dentro, fuori, chissà. Palla al centro, 2-1. Il goal galvanizza le zebrette che tentano di recuperare e vincere la partita. Manica Mirko, Tranquillini, Marinaro, tutti insomma, provano a regalare una gioia infinita alla squadra. Al ’42 gli sforzi del Rovereto sembrerebbero essere ricompensati. Corner di Campolongo, Ponticelli in semi rovesciata impatta il pallone che ai 1000 km/h sbatte sul palo alla sinistra del portiere, attraversa tutta la riga di porta e esce sul fondo. Ho indelebile nella mia mente il volto di Juri dopo il palo. Sbigottito, sorriso tirato. Peccato. Passano pochi minuti e il direttore di gara decreta la fine delle ostilità. Al CSG vanno i tre punti e i nostri complimenti. A noi non resta nulla. Solo la consapevolezza che c’è tanto tanto da lavorare per migliorare.

Forza Rovereto. Sempre.

Risultato tennistico al Comunale: Mori batte Rovereto 6-1

6-1. Già. Dopo le due sconfitte in campionato contro Ravinense e CSG il Rovereto si presenta sul campo amico del Mori per la seconda giornata di Coppa. La voglia di riscatto è tanta. La voglia di fare una bella figura nel derby anche. La serata è settembrina, il caldo ha lasciato posto al fresco autunnale. Seguo dalla tribuna del Comunale la partita. Caspita che tribuna: una pendenza pari alla salita di Scanuppia.

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C’è silenzio. In campo solo il Rovereto. Capisco che c’è qualcosa di strano. Apprendo che la terna arbitrale è in ritardo. La partita inizierà con minuti 30 di ritardo. Le luci dello stadio impediscono di vedere i contorni dell’abitato di Mori vecchio. Illuminato il Santuario di Monte Albano, in una cornice quasi pittoresca. Poco sopra i ruderi del Castello. Affascinante la leggenda legata ai ruderi. Si narra che nel Castello vivesse una principessa, la più bella delle principesse e che i principi di tutti i paesi si presentavano al suo cospetto per chiederle la mano, ricevendo costantemente rifiuto (“Se la tira ‘sta principessa” direbbero in molti). Un tal giorno di un tal anno, un gigante gentile decise “di provarci” con lei invitandola a diventare la sua futura moglie. La principessa, in maniera maleducata rispose al gigante: “Toi stelina, bademe a mi. L’è na vita che i me domanda en sposa. E’ pasà de chi fior fiore de principi, bei, alti, muscolosi, pieni de soldi. Ma secondo ti, vago a sposar en cesso come ti?” (Trad: Mi dispiace, non ti sposo). Indiavolato, e con ragione, il gigante buono decise di sferrare un “cartone” (pugno) megagalattico sulle pareti del Castello, mandandolo in rovina. Questa è la leggenda. Mi hanno sempre affascinato le leggende. Poco più sotto, al Comunale, un’altro gigante sta per sferrare un “cartone” ben più doloroso alla sua preda. Vediamo come. Mentre l’arbitro fischia l’inizio il Mori è già in vantaggio. Nawaf Al-Abed nel 2009 aveva impiegato ”2,72 per segnare un goal il 2 settembre in Al-Hilal – Al Shoalah 4-0. Eric Holler del Mori ”48, il 9 settembre 2015 in Mori – Rovereto 6-1.

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Il volto preoccupato di Marione Bevacqua in tribuna

Fantasmi delle partite precedenti. Dobbiamo reagire. “Dai ragazzi, dai ragazzi, dai ragazzi”, Pellegatti docet. Ma nulla. Il Mori è un treno in corsa. Devastante. “…ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite, sembrava avesse dentro un potere tremendo, la stessa forza della dinamite…” cantava nella sua celebre “La locomotiva” Francesco Guccini. Holler un’altra volta. Holler ancora. Come la dinamite. 3-0. Tutti negli spogliatoi. Al rientro la storia non cambia. “Macho” Deimichei per ben due volte e l’ex bianconero Morgan Cristellotti bucheranno la porta difesa da Pinter. Il goal della bandiera è di “Bomber di Castellano” abile a saltare un paio di giocatori neroverdi e dal limite dell’area infilare con un bel diagonale la porta ben difesa da Todesco. “Bei cavi ma poca uva” dicevano i contadini in passato. “Bagno d’umiltà” ha ripetuto qualcuno che di calcio ne ha visto parecchio. “Ripartire” dicono altri. “Ritrovare l’amore per il pallone” ha suggerito l’amico “911”. “Insieme” dico io “per la maglia che portiamo, che è diversa da tutte le altre. Per il gruppo che siamo. Che è più bello di tutti gli altri. Per la storia che abbiamo alle spalle. Una storia che abbiamo contribuito a scrivere e che merita di essere portata avanti con grinta e serenità”.

Forza Rovereto. Sempre.

Rovereto-Ravinense 0-2: Inizio flop per le zebrette

Parte male il Rovereto nella prima di campionato, sconfitto 2-0 dalla Ravinense al Quercia. Merito di una buona Ravinense, disposta bene in campo, grintosa e cinica. Demerito delle zebrette, forse. Il giudizio è soggettivo, sempre. E’ un flop di certo. Non che i ragazzi di Savitr partissero con l’1 secco, questo è solo aspettativa del giornalismo locale piuttosto che dei vari allenatori di categoria. Certo è che una prestazione del genere è da mandare direttamente sull’Isola che non c’è tra Peter Pan e tutti i suoi compagni. La cornice è la solita. Campo in perfette condizioni, pubblico non troppo numeroso. Caldo. Molto caldo. Le borracce di acqua diventano preda di ogni attore i campo. Rifocillarsi è il primo obiettivo. La cronaca è ormai storia. Una Caporetto. I giornali hanno già detto tutto. Chiudiamo il libro nero degli errori e ripartiamo, carichi, consapevoli. Domenica c’è il Castelsangiorgio, bestia nera per gli amanti delle statistiche. Csg o no, ci siamo. E questa settimana di allenamenti affrontati al massimo lo dimostra. Forza Rovereto, sempre

Prima di Coppa: 2-2 con il Castelsangiorgio

Questa mattina (sono in preda al blocco dello scrittore da lunedì) stavo ripensando alla  partita di domenica, soprattutto pensavo a cosa scrivere, a come dare forza alle parole, a come rendere tutto ironico anche a fronte di una partita che d’ironico non ha avuto proprio nulla. La scorsa settimana ho fatto una ramanzina per il pareggio con il Marco in amichevole, figurarsi cosa posso scrivere per questa partita di Coppa finita 2-2. Una partita carica di amarezze e rimpianti, a mio modesto modo di vedere le cose. “Hello? Is there anybody in there? Just nod if you can hear me…” (Trad: Pronto? C’è qualcuno qui dentro? Fammi un cenni se mi senti) suonavano i Pink nell’89 in Piazza S.Marco, Venezia. L’avessero suonata domenica dal piazzale del Quercia in pochi avrebbero risposto “Si pronto, ci siamo”. Il ragionamento è contorto. Contorcetevi per capirlo. Come detto prima, 2-2. Le zebrette di Savitr sono costrette a inseguire un Castelsangiorgio giovane e tonico, difensivista ma spietato quando si è trattato di buttare la palla in rete. Inseguire, già. Proprio come il povero Willy era costretto a inseguire Beep Beep  oppure come l’ispettore Zenigata con Lupin. La lista nella storia dei cartoni è lunga. Però c’è una differenza. Nei loro tentativi di acciuffare i diretti concorrenti, Willy e Zenigata fallivano sempre. Noi no, per fortuna. Noi al ’92 il pareggio lo abbiamo conquistato, con i denti, con la rabbia, con l’orgoglio. Prima abbiamo dovuto recuperare l’1-0, poi il 2-1. A noi piace guardare il bicchiere mezzo pieno, in questo caso. Il pubblico è numeroso sugli spalti del Quercia. Teste di Cane di là, Tifosi storici di qua. Ma non solo. Qualche allenatore, qualche ex giocatore e molti familiari venuti al Quercia per vedere i propri figli giocare: “L’è me fiol, l’è me fiol” grida qualche mamma. I bianconeri partono bene, mantengono il pallino del gioco e il baricentro piuttosto alto. Creano poco, nei primi minuti. Merito di un CSG arcigno, ben disposto in campo, compatto e rinnovato, direbbero alcuni. Demerito del Rovereto, direbbero altri.  Rinnovato il CSG, perché in estate si è ritrovato a fare i conti con una squadra dimezzata. Molti pezzi pregiati hanno fatto scelte diverse: i vari Lanaro, Gasperotti, Fait ecc. Inoltre mancavano nella sfida di domenica due giovani interessanti e ormai pilastri della squadra come Trainotti e Dalbosco. Dicevamo. Le sortite bianconere portano alla conclusione prima “Lonely Planet” Ignaccolo e poco dopo “Bomber della Busa”, purtroppo con scarsi risultati. C’è chi recrimina per un mani in aria sul colpo di testa di “Lonely”, chi dice che la palla sia finita sulla schiena di “Bomber della Busa”, chi non ha visto nulla. Mah, tutto un caos. Va bene così. “Rigore è quando arbitro fischia” avrebbe detto il compianto Vujadin Boskov. Così come spesso accade nel calcio a pochi minuti dalla fine è il CSG a passare in vantaggio. Punizione laterale sulla sinistra, palla sventagliata in mezzo e goal di testa di Mutinelli. Fine del primo tempo. All’inizio del secondo il Rovereto entra in campo più convinto. Prova a creare di più e finalmente riesce a raggiungere il pareggio. L’azione è da manuale. “Bomber di Castellano” Dacroce, per “Bomber della busa”, “Bomber della busa” per “SAM” Tranquillini, “Bomber”, “SAM”, SAM”, “Bomber”, “Busa”, “Castellano”, “Castellano”, “SAM” e palla schiaffata in rete da “Bomber della busa”. Palla al centro, non per Rudi, ma per il Rovereto. Spingiamo. Spingiamo. Ci proviamo. E becchiamo goal. Palla sbagliata a centrocampo, ripartenza avversaria, cross del CSG, uscita a due pugni di “Everwood” Chiodini, batti e ribatti, palla che arriva sul secondo palo e nel tentativo di scagliare la palla in out “L’immensità che diventa regola” Zandonai spedisce la palla nella propria porta. Caspita. Potrebbe sembrare irrecuperabile.

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Manca poco. Ma noi siamo il Rovereto. Ci proviamo. “Le Jardinier” Pedrai prende l’iniziativa, s’ingarbuglia tra tre uomini e prende una punizione al limite dell’area. S’incarica della battuta “SAM” Tranquillini, che ha soprannome “SAM” non a caso (Missile terra-aria): il missile è servito, Saiani non trattiene e il Rovereto pareggia al ’92. Poco dopo l’arbitro fischia la fine delle ostilità: 2-2. Forse meritavamo qualcosa di più. Forse no. Il giudizio è soggettivo. Ripartiamo da qui, insieme. Perché domenica c’è il campionato e c’è la prima in casa con la Ravinense. Trento permettendo.
Forza Rovereto. Sempre

“Imbarassanti”. 1-1 contro l’US Marco in amichevole

E’ probabile che Eupalla, divinità immaginaria che protegge e ispira il gioco del calcio, ieri sera abbia deciso di lasciare momentaneamente Rovereto per andare a farsi un drink. Gianni Brera, giornalista e scrittore italiano, inventore di questo termine, la definì in due modi: “la dea che presiede alle vicende del calcio ma soprattutto, del bel gioco” e “divinità benevola che assiste pazientemente alle goffe scarponerie dei bipedi“. Chi ieri sera ha assistito alla partita dei bianconeri al Quercia avrà sicuramente compreso come Eupalla, appunto, abbia preferito un Mojito ai giocatori bianconeri. 1-1 il risultato finale contro l’ottimo Marco nell’ultima amichevole estiva prima della Coppa. Un pareggio che sa di sconfitta per le zebrette. Un pareggio che per come è maturato lascia Savitr (ricordo, “colui che incita”), “911” Paolino Eccher e “l’uomo che sussurrava ai cavalli” Togni visibilmente amareggiati. Non è cosa facile commentare il match. No davvero. Cerco una scappatoia per spiegare bene il concetto. Nel luglio del 1966, ai campionati mondiali, l’Italia di Edmondo Fabbri venne clamorosamente eliminata dalla Corea del Nord dopo il goal di Pak Doo Ik, nella vita calciatore e dentista. Alcuni giorni dopo, presso l’Aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, i tifosi inferociti decisero di assalire la squadra con pomodori e uova marce. Tutti, nessuno escluso, furono costretti a fare i conti con la rabbia dei supporters. Mi viene un pò da ridere. Mentre scrivo mi appare un’immagine che proviene dalle gradinate del Quercia: un ometto piccolo, sui 55, laccio al collo e cassetta della frutta-verdura appoggiata sulla pancia: al posto del solito “acquaaa minerale, fanta cocaaaa” urlato nei grandi stadi, l’ometto grida “pomodooori freschi, uovaaa, pescheeee!” quasi a preparare i tifosi a quel che sarà. E poi via, dopo la doccia, al cancello, tutti noi con gesto di grande umiltà ci prostriamo al tifoso per accogliere a braccia aperte un qualsiasi tiro di uova-pesche-pomodori. Certo, non siamo la nazionale. Certo non siamo stati eliminati dai mondiali. Certo, non abbiamo perso. Ma la magra figura di ieri sera resta e con essa dobbiamo fare i conti, anche se amari e ripartire. Se avessimo la possibilità di chiedere al defunto Brera di commentarci il match di ieri, ci avrebbe sicuramente risposto così, come allora, ai mondiali inglesi: “La difesa sballata, il centrocampo endemicamente fioco, l’attacco scomposto di gente molto sollecitata a impaurirsi. E dove credevamo di andare?“. E noi avremmo risposto alla maniera del Sergente istruttore in Forrest Gump: “Maledizione Brera! Sei un maledetto genio, è la risposta più azzeccata che abbiamo sentito, devi avere un maledetto quoziente intellettivo di 160, sei maledettamente dotato, giornalista Brera!” Niente drammi, lo diceva anche The Crow: “Non può piovere per sempre“.

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La foto twittata ieri sera da Eupalla sul suo profilo #mischiaffoundrinkmentreibianconeriselapiglianoinquelposto

Al fischio d’inizio le persone sugli spalti sono parecchie per un’amichevole. Si intravedono alcuni allenatori interessati a segnare sui taccuini notizie e tattiche avversarie. Si nota in borghese l’amico Fontanelli senior, fratello del nostro “Genzianè” inviato dal mister del Trambileno Felice Sorrentino ad appuntare i movimenti dei giocatori dell’US Marco, prossimi avversari dei neroverdi domenica in coppa. Temperatura fresca. Nuvole all’orizzonte. Per le zebrette sono fermi ai box “Il giocatore più forte di Cà Bianca” Ponticelli, “L’archittetto di Dio” Festi, “Mi som l’agricolo, som l’agricolo” Tomasi, “Lonely Planet” Ignaccolo e “Gunter Euringen” Pinter (Per chi non lo sapesse Euringen è il bambino, ormai cresciuto, che ha invogliato per 37 anni i bambini di mezza Europa a mangiare barrette di Kinder Cioccolato). Scendono in campo: Chiodini, Agatiello, Grigoletti, Manica, Zandonai, Giovanella, Pedrai, Tranquillini, Raffaelli, Fontanelli, Marinaro. Dall’altra parte l’US Marco. Squadra giovane e ben affiatata che con l’innesto di Gasperotti e la riconferma di Amadori potrà sicuramente dire la sua nel campionato di prima categoria. In panchina siede mister Alessio Ferrari da Lizzana. Sottolineo, da Lizzana. A Marco. Testimonianza, forse, di un campanilismo che ha deciso di sventolare bandiera bianca in nome dello sport e dell’amicizia. Bravo Ferro. Hai creato un precedente unico nella storia! Fin dalle prime battute la partita mostra un Marco agguerrito e caparbio e un Rovereto disordinato, lento e con poche idee. “Savitr” e “911” in panchina risultano turbati, irrequieti. I passaggi sbagliati si contano a centinaia. “Licia Colò” Nebbia Manica a fine partita salirà sul banco degli imputati come indagato principale. Un indagato, però, capace nel secondo tempo di sopperire ai precedenti errori con una prestazione tutta arrosto e niente fumo. Sulle fasce le zebrette non incidono. “L’uomo del Sud trapiantato al Nord” Agatiello e “Il cavaliere del Santo Graal” Grigoletti non spingono abbastanza e spesso vengono sovrastati dalle ripartenze avversarie. “L’immensità che diventa regola” Zandonai è l’unico a distinguersi. Voglio dire, parliamo di uno che nel ’44 ha visto gli americani sbarcare in Normandia, di uno che alla conferenza di Yalta nel ’45, quando si decise il destino dell’Europa post-seconda guerra mondiale, era seduto in prima fila. Di uno che, nel 1969, ha navigato il Delta del Mekong alla ricerca di Vietcong, nome in codice “Charlie”. Non uno qualunque, insomma. In mezzo al campo “Le jardinier” Pedrai e Giovanella non riescono a imporre gioco e ad essere incisivi. Sopra la metà campo, “I quattro cavalieri dell’apocalisse” non riescono mai a trovare lo spunto giusto per ferire la difesa avversaria. “Parola di Yahweh” Raffaelli, “Genzianè” Fontanelli, “Bomber della Busa” Marinaro, “Surface to Air Missile” Tranquillini, nessuno, ma proprio nessuno si salverà, alla fine, dall’impassebianconera. Il Marco è più propositivo e verso la seconda metà del primo tempo riesce a trovare il meritato goal dopo un’indecisione del “Cavaliere del Santo Graal”. 1-0 per il rossoneri di mister Ferrari da Lizzana. Nella seconda frazione di gioco il Rovereto cambia: entrano “La elegancia de Colombia” Bocanegra in difesa, “Il Comico (Sai che risate)” Salvetti a centrocampo, “Bomber di Castellano” Dacroce, “Justin Bever” Manica e “Freestyler” Campolongo in avanti. La situazione migliora. Il Marco è più stanco e il Rovereto prova in tutti i modi a imporre gioco per agguantare l’1-0 e per poi provare a vincere il match. L’atteso 1-1 a metà del secondo tempo porta la firma di “Bomber di Castellano” abile a sfruttare una buona azione di “Justin Bever” e caparbio nel depositare la palla in rete. Negli ultimi 15 minuti di orologio le zebrette proveranno a sferrare il colpo letale ma senza mai riuscire a impensierire più di tanto la difesa ospite. Al 90′ l’arbitro Tomasini decreta la fine del match. Musi lunghi, qualche screzio. Un pallone perso, che per una squadra autogestita è come per me perdere la tesserà del Planet Pizza arrivato a 9 pizze (la decima è gratis). Al bar analisi degli errori, ripensamenti e sorrisi tirati. Tutti consapevoli di aver gettato una buona occasione a pochi giorni dalla coppa. Tutti sanno che qualcosa non è andato. Tutti sanno che qualcosa in più lo avrebbero potuto dare. Niente drammi, lo ripetiamo. Ci siamo. Vogliamo fare bene. Ripartiamo da qui, dalle cose meno positive. Quello che disse Brera resterà nella storia e nell’ironia dell’articolo. Da oggi testa bassa e “umiltè” come insegna Arrigo Sacchi. Dopotutto, l’aforisma “Quando perdi, non perdere la lezione” non l’ho inventato certo io, ma un saggio di nome Dalai Lama. Forza Rovereto. Sempre. E oggi più di ieri.

Ps: Complimenti a Mister Ferrari e a tutto l’Us Marco per l’ottima partita disputata al Quercia e in bocca al lupo per il campionato. Grazie ancora a Tomasini per l’impeccabile arbitraggio. Grazie a “Mi som l’agricolo, som l’agricolo” per aver, ancora una volta, evitato di sfoggiare le scarpe più brutte del mondo, definite dal grande stilista giapponese Yohji Yamamoto “il più grande obbrobrio della storia delle scarpe da calcio“.

Al via la campagna abbonamenti 2015/2016

Sono disponibili a partire da oggi i preabbonamenti per la stagione 2015/2016 della prima squadra del Rovereto. Con 50 € potrete assistere a tutte le partite casalinghe di campionato e di coppa dei bianconeri.
L’acquisto del preabbonamento vi consentirà di ritirare l’abbonamento ufficiale presso la biglietteria dello stadio Quercia prima di una qualsiasi partita delle zebrette.
E dove si trovano?! Vi chiederete…Con calma vi dico tutto. Sono due i posti prescelti (in verità tre, ma vi spiego strada facendo): presso il Circolo Santa Maria già a partire da sta sera.
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Passate dal Circolo, dai, troverete buona musica, un ambiente tranquillo in cui passare la vostra serata da soli o in compagnia, davanti a un ottimo bicchiere di vino. Il tutto accompagnati dall’ospitalità genuina e unica di Cimo e Tech; oppure da lunedì 24 presso il Rovereto Calcio Club (da Ivano) sito in Piazza Achille Leoni (meglio conosciuta come Follone). Ricordate di indossare il costume da battaglia per entrare dai nostri tifosi storici e ricordate di non prendere l’auto: il bicchiere di bianco è sempre dietro l’angolo.
E poi li potrete anche trovare semplicemente alla biglietteria dello stadio domenica prima della partita di coppa delle zebrette contro il Castelsangiorgio.

Sostieni anche tu l’US Rovereto. Sostieni anche tu la squadra della tua città. Abbonati per la causa (Ti puoi anche abbonare e la domenica decidere di andare al lago, al mare, in montagna o al Millenium. Alcuni lo fanno). Insomma avrai capito che abbiamo bisogno del sostegno di tutti, giovani, meno giovani, donne, anziani! Vi aspettiamo numerosi sulle gradinate del Quercia. Forza Rovereto. Sempre

Ultima settimana di allenamenti prima della Coppa

Si è conclusa giovedì la terza settimana di allenamenti per i bianconeri del duo Manica-Giovanazzi. Iniziata il 27 luglio, la preparazione continuerà anche questa settimana in vista del primo match di Coppa Provincia previsto per il 23 agosto. Ci teniamo a ringraziare “l’uomo che incita” per la dedizione e la passione ma non solo. Un grazie anche ad Andrea Togni “l’uomo che sussurrava ai cavalli” e a Paolino “911” Eccher, il primo preparatore, il secondo spalla destra de “l’uomo che incita”. Inoltre, rendiamo omaggio a un altro grande personaggio che dalla scorsa settimana ha deciso di aiutarci e sostenerci: Luca “Chitarra” Bertolini, che avrà il compito di allenare “Everwood” e Pinter. Avanti così! E forza Rovereto. Sempre.

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