Storia

Us Rovereto: una storia lunga quasi cent’anni

L’Unione Sportiva Rovereto nasce a cavallo tra il 1918 e il 1919 quando alcuni appassionati di foot-ball, di ginnastica, di atletica e di altri sport decidono di fondare una nuova società a Rovereto. Diego Costa, artista e atleta roveretano, viene eletto primo presidente. La “ricostruzione”, in un territorio lacerato e distrutto dalla crudeltà del primo conflitto mondiale, passa anche da momenti di aggregazione, dallo sport e in particolar modo dal gioco del calcio. Tempo fa mi sono imbattuto nel fantastico libro di L. Emiliani, A. Passerini e R. Setti, 1919-1999. Ottant’anni di passione bianconera. Storia dell’Unione Sportiva Rovereto, una vera guida per i tifosi bianconeri. Ricordo con piacere alcune righe, all’apparenza semplici ma dal mio punto di vista cariche di significato perché raccontano la genesi di una società che tra pochi anni diverrà ultracentenaria. (Un secolo di vita. E’ tanto tempo un secolo di vita). A colpirmi sono le parole di Franco Grigoletti, giornalista dell’Alto Adige, che in una cronaca del 1957 rievocando quegli anni scriveva: “la passione per il nuovo gioco [il calcio] ben presto dilagò anche nella nostra città: Gino Manfioletti e Diego Costa furono gli autentici pionieri del nuovo sport a Rovereto, coloro che con la loro opera disinteressata, la loro autentica passione di veri sportivi, riuscirono a dare alla città della Quercia una squadra di calcio e perfino un campo sportivo […]. Con il materiale ricavato dalle baracche del tempo di guerra fu perfino realizzata una specie di tribunetta coperta. Una sciccheria per quei tempi”. Capiamoci, siamo nel primo dopoguerra, non dev’essere stato facile. L’US Rovereto inizia così la sua gloriosa storia, una storia costellata di successi, di gioie ma anche di insuccessi e delusioni che, si sa, fanno parte dello sport, di tutti gli sport. Solo per la cronaca, la prima partita amichevole disputata dalle zebrette a Schio contro la squadra locale, finisce con un catastrofico 11-1. Poco importa, sconfitta accettata; perché anche a noi piace entrare nei luoghi comuni sostenendo che le vittorie migliori nascono dalle peggiori sconfitte. E così è stato. Nella stagione 1921-1922 l’US Rovereto vince il Campionato Trentino a tre squadre. Non è certo questa la sede adatta a ripercorrere uno per uno ogni campionato disputato dai bianconeri. Per quello esistono i libri di storia. Tuttavia è doveroso tenere a mente che il Rovereto calcio rimarrà sempre ai vertici regionali per quasi tutta la sua lunga vita. Dai formidabili anni della Serie C, alternando stagioni in Promozione, Eccellenza e Serie D, il Rovereto è sempre rimasto un punto di riferimento per tutti gli sportivi della Vallagarina e non solo. Esatto, un “punto di riferimento” per gli sportivi navigati, per l’intera “Città della Pace” ma soprattutto per i più piccolini. Sapete, ogni bambino che ama il gioco del calcio sogna di indossare almeno una volta i colori della squadra della propria città, sia essa una piccolo borgo o una grande città. Il nostro sogno quando abbiamo dato i primi calci a un pallone era di poter per una volta, una volta sola ma una splendida volta, poter calcare il prato verde dello stadio Quercia, poter salire i gradini del tunnel che portano al rettangolo di gioco, chiudere gli occhi e ascoltare, almeno per un istante, il dolce rumore degli spettatori, l’incitamento di quegli splendidi tifosi che da sempre sostengono la loro squadra del cuore. Mi vien da dire, la nostra squadra del cuore. Se per tanti motivi questo non era possibile, ti potevi accontentare di fare il raccattapalle. Dopotutto, avevi il grande privilegio di poter correre e recuperare palloni allo stadio Quercia. Potevi salire il tunnel, sentire le urla, calpestare il campo, tirare in porta il pallone. Potevi fermarti, chiudere gli occhi e immaginare di essere un calciatore vero. Insomma, questa maglia dà emozioni difficili da raccontare nella buona e nella cattiva sorte. Una cattiva sorte che impetuosa, a volte, ti cerca e ti affronta per metterti alla prova. Così è successo. Nel campionato 2013/2014 l’US Rovereto toccherà il punto più basso della sua storia: la retrocessione in Prima categoria. Non basta la dedizione e l’amore di alcuni “vecchi” giocatori per rimettere in sesto una società gloriosa ma in netta difficoltà. Non basta l’impegno, il supporto e l’affetto di tante persone attorno ad evitare un destino forse troppo pesante. Poco importa, sconfitta accettata, ancora una volta. Era già successo nell’amichevole del 1919, lo abbiamo detto prima. Rialzarsi, combattere, sudare, tingersi il cuore di bianconero, ecco le parole d’ordine. A proposito di sconfitte, l’estroso arrampicatore francese Alain Robert alias Spider Man una volta disse : “Accettare il fallimento è un attitudine da vincenti”. Forse, non ha tutti i torti perché nella stagione 2014-2015 il Rovereto stravince la Prima Categoria chiudendo il campionato con 21 punti di scarto sulla seconda.
L’augurio è quello di poter rivedere il Rovereto ai massimi livelli regionali, di poter essere nuovamente la società di riferimento per grandi e piccini. Il Rovereto deve ritornare ad essere la società simbolo dell’intera valle, patrimonio della “Città della Quercia” e dei suoi abitanti. Si ripartirà dalla Promozione, da un settore giovanile nuovo, da risorse nuove e da persone disposte a lottare per questo comune obiettivo. Quasi un secolo di vita.  Non smetterò mai di ripeterlo. Forza Rovereto, sempre.